Oggi ho rivisto Elisa.
Sono passati anni, 12 per la precisione, da quando, adolescenti, passavamo la maggior parte delle giornate a ridere, scrivere, piangere, parlare, cantare, ballare e giocare a pallavolo. Io 18enne con i miei problemi in famiglia, le mie liti con i miei e il sogno del principe azzurro. Lei, 16enne che rimpiangeva un certo Ayrton Senna e intanto sognava di sfondare nel volley.
Ci siano conosciute ovviamente in un palazzetto, quando lei è stata acquistata dalla squadra dove giocavo io. Giovane promessa del volley pavese, sempre sorridente e piena di grinta, abbiamo fatto amicizia all'istante. Lei ha accompagnato me nei momenti bui delle incomprensioni a casa, io ho accompagnato lei nella tegola dell'infortunio che ha spento sul nascere ogni suo sogno di gloria.
Mi ricordo ancora quando entrò in palestra con il tutore che le teneva quel ginocchio sfortunato. E tutto per un salto in alto, ma non in cima alla vetta, ma un semplice muro che le è stato fatale. Peccato, Elisa era davvero un talento, ma non è stato solo quel legamento che si è rotto a porre fine ai suoi sogni, bensì la paura che si è infilata nella sua testa. Anche dopo la lunga riabilitazione non è tornata più la stessa. Ogni volta che doveva saltare a muro aveva paura... Paura di ricadere e di non rialzarsi più del tutto...
E' stato proprio nel momento più buio della sua carriera sportiva che le nostre strade, piano piano, si sono divise. Io sono stata acquistata dal CUS Pavia, lei è rimasta nel Volley Belgioioso e, vedendoci meno, piano piano l'allontanamento che non avremmo mai pensato potesse arrivare, ha fatto capolino nelle nostre vite. E' stata una lenta, inesorabile fine di un'amicizia. Forse fisica, certo, perchè penso che il cuore di entrambe, oggi, come allora, battesse forte, come proprio un'amicizia sa far battere un cuore...
Ma il tempo, purtroppo, raffredda i sentimenti, e così capita che, dopo anni di silenzio, quando finalmente ci si ritrova faccia a faccia, della complicità di un tempo non vi sia traccia. Le poche parole che ci si riesce a scambiare sono i soliti convenevoli sulla vita, su ciò che ci ha regalato o ci ha tolto, ma nulla, neppure riuscire a scambiarsi magari il numero o la mail, per sentirsi ogni tanto... perchè forse... effettivamente... non avremmo più nulla da raccontarci... ormai siamo cresciute, siano donne e se la vita ci ha divise... bè, magari vi era un motivo perchè ciò accadesse, no?